Come si studia la mobilità del futuro: l’importanza del “flusso di traffico”

Tra i tanti modi per abbattere le emissioni c’è quello di gestire i flussi di traffico in modo più fluido. Dal 2010 il Gruppo Volkswagen collabora con l’Istituto Tecnologico di Karlsruhe (Karlsruher Institut für Technologie, KIT) per raggiungere questo obiettivo. La gestione dei flussi di traffico è un tema cruciale, sia nelle grandi metropoli, sia nelle città di piccole e medie dimensioni, il cui numero di abitanti tende comunque a crescere. Il Gruppo Volkswagen lavora insieme a diversi esperti per condurre ricerche sulla mobilità urbana del futuro, con un approccio empirico. Anche se può sembrare una materia complessa, è molto rilevante dal punto di vista pratico perché affronta una serie di problematiche legate allo stesso argomento: come, dove e quando le persone si muovono nelle città in cui vivono? In che modo i lavoratori raggiungono l’ufficio? Come ritornano a casa tutti i giorni, dopo essersi fermati per acquisti e commissioni? Quali negozi frequenta chi è in pensione e quanto spesso si muove in una settimana? In quali zone si muovono i giovani che escono la sera e come si spostano da un locale a un altro? Che tipo di mezzi di trasporto usano i genitori per portare i figli a scuola e poi riprenderli?

Gli scienziati che lavorano con Peter Vortisch, Responsabile degli studi sui trasporti al KIT, raccolgono questo genere di informazioni, intervistando in maniera dettagliata 2.000 persone ogni anno e ottenendo così dati rappresentativi. Ogni singola abitudine alimenta un modello matematico, che calcola diverse varianti di pianificazione del traffico ed estrapola le migliori. Idealmente, se questi piani venissero messi in pratica dalle amministrazioni darebbero ottimi risultati in termini di trasporti pubblici e collegamenti, facendo risparmiare tempo, risorse energetiche e carburante. “Tutti i nostri progetti di ricerca sono molto dinamici”, spiega Peter Vortisch, “I nuovi sistemi di assistenza alla guida, la guida autonoma, il car sharing e altre innovazioni modificano velocemente le caratteristiche del traffico”. Un altro settore importante è quello dell’ingegneria del traffico, che ha l’obiettivo di gestire al meglio gli incroci. Le intersezioni vanno progettate in modo da permettere al maggior numero di auto, biciclette, bus, tram e pedoni di attraversarle nel minor tempo possibile. Più il traffico a un incrocio è scorrevole, meno le città sono congestionate e più carburante si risparmia.

L’uso dell’auto privata è molto lontano dal diventare obsoleto, perché le alternative, bus e treni inclusi, hanno raggiunto da tempo i loro limiti di capacità e in molti casi li hanno anche superati. Inoltre, le infrastrutture urbane non crescono in maniera adeguata per soddisfare la crescente domanda portata dai flussi di nuovi abitanti, ed è un problema che riguarda tanto il trasporto pubblico quanto quello privato. Nonostante la creazione di nuove infrastrutture, il trasporto pubblico da solo non riuscirà a rispondere a tutte le esigenze di mobilità che le persone avranno in futuro. Per questo è necessario considerare meglio il ruolo che le automobili avranno nel traffico: dovranno inquinare meno, essere più sicure ed efficienti, riducendo al minimo o eliminando i loro difetti. Per Hans-Jürgen Stauss, Responsabile della Divisone Ambiente e Mobilità del Gruppo Volkswagen, le auto del futuro non dovranno per forza attraversare gli incroci a 50 km/h; potranno farlo anche a 30 km/h se questo vorrà dire farlo senza fermarsi, evitando gli “stop & go” e risparmiando carburante.
Tra i tanti modi per abbattere le emissioni c’è quello di gestire i flussi di traffico in modo più fluido. Dal 2010 il Gruppo Volkswagen collabora con l’Istituto Tecnologico di Karlsruhe (Karlsruher Institut für Technologie, KIT) per raggiungere questo obiettivo. La gestione dei flussi di traffico è un tema cruciale, sia nelle grandi metropoli, sia nelle città di piccole e medie dimensioni, il cui numero di abitanti tende comunque a crescere. Il Gruppo Volkswagen lavora insieme a diversi esperti per condurre ricerche sulla mobilità urbana del futuro, con un approccio empirico. Anche se può sembrare una materia complessa, è molto rilevante dal punto di vista pratico perché affronta una serie di problematiche legate allo stesso argomento: come, dove e quando le persone si muovono nelle città in cui vivono? In che modo i lavoratori raggiungono l’ufficio? Come ritornano a casa tutti i giorni, dopo essersi fermati per acquisti e commissioni? Quali negozi frequenta chi è in pensione e quanto spesso si muove in una settimana? In quali zone si muovono i giovani che escono la sera e come si spostano da un locale a un altro? Che tipo di mezzi di trasporto usano i genitori per portare i figli a scuola e poi riprenderli?

Gli scienziati che lavorano con Peter Vortisch, Responsabile degli studi sui trasporti al KIT, raccolgono questo genere di informazioni, intervistando in maniera dettagliata 2.000 persone ogni anno e ottenendo così dati rappresentativi. Ogni singola abitudine alimenta un modello matematico, che calcola diverse varianti di pianificazione del traffico ed estrapola le migliori. Idealmente, se questi piani venissero messi in pratica dalle amministrazioni darebbero ottimi risultati in termini di trasporti pubblici e collegamenti, facendo risparmiare tempo, risorse energetiche e carburante. “Tutti i nostri progetti di ricerca sono molto dinamici”, spiega Peter Vortisch, “I nuovi sistemi di assistenza alla guida, la guida autonoma, il car sharing e altre innovazioni modificano velocemente le caratteristiche del traffico”. Un altro settore importante è quello dell’ingegneria del traffico, che ha l’obiettivo di gestire al meglio gli incroci. Le intersezioni vanno progettate in modo da permettere al maggior numero di auto, biciclette, bus, tram e pedoni di attraversarle nel minor tempo possibile.

Più il traffico a un incrocio è scorrevole, meno le città sono congestionate e più carburante si risparmia. L’uso dell’auto privata è molto lontano dal diventare obsoleto, perché le alternative, bus e treni inclusi, hanno raggiunto da tempo i loro limiti di capacità e in molti casi li hanno anche superati. Inoltre, le infrastrutture urbane non crescono in maniera adeguata per soddisfare la crescente domanda portata dai flussi di nuovi abitanti, ed è un problema che riguarda tanto il trasporto pubblico quanto quello privato. Nonostante la creazione di nuove infrastrutture, il trasporto pubblico da solo non riuscirà a rispondere a tutte le esigenze di mobilità che le persone avranno in futuro. Per questo è necessario considerare meglio il ruolo che le automobili avranno nel traffico: dovranno inquinare meno, essere più sicure ed efficienti, riducendo al minimo o eliminando i loro difetti. Per Hans-Jürgen Stauss, Responsabile della Divisone Ambiente e Mobilità del Gruppo Volkswagen, le auto del futuro non dovranno per forza attraversare gli incroci a 50 km/h; potranno farlo anche a 30 km/h se questo vorrà dire farlo senza fermarsi, evitando gli “stop & go” e risparmiando carburante.

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