Le nuove professioni dell’era digitale? Eccole

 La crescente digitalizzazione sta rivoluzionando non solo la mobilità, ma anche le figure professionali ricercate. Scopriamo quali sono e perché sono tanto richieste. Nei prossimi 25 anni quasi la metà delle professioni che conosciamo oggi – il 47% – è destinata a scomparire: lo afferma un report dell’Università di Oxford che dimostra come l’innovazione tecnologica porterà a una rivoluzione non solo nel mondo della mobilità ma anche in quello del lavoro. Nasceranno nuove opportunità, la digitalizzazione infatti richiederà nuove figure professionali essenziali per affrontare le sfide dell’era digitale e dell’industria 4.0. Ecco quelle che stanno prendendo sempre più piede.

Data Scientist – Potrebbero quasi essere considerati dei maghi per la loro abilità di prevedere gli avvenimenti, ma non si tratta di magia, bensì di scienza. I data scientist sono in grado di estrarre informazioni analizzando montagne di dati e quindi fornire ai manager risposte utili alla gestione aziendale. Diego Villuendas dirige il team Data&Analytics di SEAT, formato da otto persone e in continua crescita. “Monitoriamo le nostre piattaforme digitali per capire come vengono usate e se rispondono bene alle necessità degli utenti (più di 5 milioni ogni mese), ed eseguiamo test per confermare qualsiasi ipotesi di ottimizzazione”. 

Data Architect e Data Engineer – Per raccogliere i dati in modo efficace bisogna prima sapere dove trovarli. I data architect e data engineer sono specializzati nell’estrarli, trasferirli e archiviarli. “Ogni realtà può migliorare il proprio lavoro con l’enorme quantità di dati che possiede ed è per questo che ogni grande azienda non può fare a meno di queste figure professionali” spiega Villuendas. Business Translator Il business translator si occupa di formulare e definire le domande che necessitano di una risposta e di trasferirle ai data scientist, con lo scopo di migliorare l’efficienza operativa e i profitti. Si dice che i dati siano il nuovo “oro nero” ma Villuendas ricorda che “il petrolio non è dappertutto, devi sapere dove cercarlo, come estrarlo, raffinarlo e infine venderlo, con tutte le implicazioni del caso”.

Agile Coach Questa figura professionale si confronta con cambiamenti costanti, con progetti che devono avere la massima flessibilità, perciò deve essere abile ad adattarsi a ogni reparto. L’agile coach osserva come si svolge il flusso di lavoro di ogni team e lo aiuta ad apportare correzioni e migliorie.  

Esperti di User Experience Chi si occupa di user experience ha il compito definire e progettare le sensazioni e l’esperienza di ogni utente quando entra in contatto con un brand, con un prodotto o con un servizio. David Redondo, UX Design Leader di SEAT racconta: “Non si tratta solo di pensare come gli utenti, ma di coinvolgerli nella progettazione e nello sviluppo dei prodotti e dei servizi pensati proprio per loro. L’epoca in cui le necessità venivano generate partendo da prodotti già esistenti è finita; oggi i brand lavorano insieme ai clienti in un processo di miglioramento continuo”. In SEAT gli user experience expert sono fondamentali in ogni settore: nel design, per far sì che l’interno di un’auto sia in linea con le aspettative degli automobilisti, ma anche in tutto il processo di acquisto fin dalla prima visita alle concessionarie, passando anche per i social media e il servizio di post vendita. Virtual reality application developer Nell’industria automotive la realtà virtuale è sempre più importante per l’innovazione. In SEAT gli sviluppatori che si occupano di realtà virtuale sono coinvolti già nelle fasi di progettazione di un nuovo modello, permettendo di ridurre il tempo di realizzazione dei prototipi del 30%. Inoltre, grazie alla realtà virtuale, si possono esplorare aspetti creativi e funzionali, garantendone la fattibilità al 90% già nelle fasi iniziali del progetto. Per l’ultima generazione di SEAT Ibiza, per esempio, sono state effettuate 95.000 simulazioni 3D.  

Software developer Un’altra figura chiave è quella dei programmatori, in grado di creare, sviluppare e implementare un software. Lo conferma il Presidente di SEAT, Luca de Meo: “In un’auto elettrica ci sono 100 milioni di righe di codice, più di quelle di un caccia F35. Per questo avremo bisogno di molti programmatori e dovremo aiutare i nostri collaboratori a reinventare sé stessi”. Non è solo una questione di attrarre nuovi talenti ma anche di mettere quelli che abbiamo già nelle condizioni migliori per lavorare, fornendo loro gli strumenti per adattarsi ai continui cambiamenti. Per questo nel 2018 SEAT ha investito 23 milioni di Euro in formazione e ne investirà ancora di più nei prossimi anni. La ricerca delle risorse La digitalizzazione riguarda ogni settore industriale, per questo tutte le grandi aziende cercano le stesse figure professionali. Oliwia Puppel, Responsabile della Talent Acquisition di SEAT, spiega come siano cambiate le regole del gioco: “Fino a qualche anno fa le aziende pubblicavano un’offerta di lavoro e selezionavano i candidati adatti. Oggi invece è necessario sapere prima dove si trovano i profili migliori, contattarli direttamente e fare loro una proposta allettante affinché entrino in azienda”. Attualmente SEAT sta cercando duecento nuovi collaboratori per i propri processi digitali e per il nuovo centro di sviluppo software. Profili diversi, ma con un denominatore comune: “La tecnologia si sta evolvendo così rapidamente che quello che oggi è un profilo altamente richiesto, domani può diventare meno importante. Per questo cerchiamo soprattutto persone in grado di pensare in modo lungimirante, che guardino oltre lo status quo, che non abbiano paura di commettere errori ma che sappiano imparare da essi; persone che siano creative e che siano capaci di fare squadra” conclude Oliwia Puppel.

Fonte: SEAT S.A.

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